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Articoli taggati ‘Omofobia’

Ai martiri

settembre 22, 2010 Lascia un commento

Martire significa “testimone” nella sua più alta accezione: qualcuno che porta un messaggio consapevole che verrà perseguitato per questo. Siamo abituati a sentire parlare di martiri per lo più in ambito religioso ma in questi giorni si è avuto il paradosso che proprio il vertice della Chiesa abbia usato di questo termine in maniera assolutamente impropria, chiamando tali i bambini vittime di pedofilia che non portano alcun messaggio se non la purezza della loro età e che certamente non scelgono il sacrificio, non scelgono di fare un bocchino a un prete o di farsi inculare da papino. Perdonate la volgarità, è figlia dell’esasperazione.

Altri “martiri” da non ricordare affatto come tali sono gli insulsi figli del radicalismo mussulmano, attesi a braccia aperte da 99 vergini per aver fatto una bella strage di miscredenti.

Però oggi vogliamo parlare di un tipo completamente diverso di martiri, quelli veri, che nell’età moderna non contiamo nelle file di un credo ma al servizio sempre più di un’idea, un’idea di libertà che è la vera ed unica religione laica. La nostra.

La Russia odierna dell’ amico Putin e dell’amico dell’amico Medvedev, dobbiamo riconoscerlo, si dà grande pena per non lasciar sfornite le agende del domani di tristi ricorrenze in memoria di questo genere di martiri: ricordiamo solo Anna Politkovskaja come martire della libertà di stampa mentre per gli altri suoi “colleghi” (tra cui Antonio Russo, un giornalista di Radio Radicale di cui l’Italia ha preferito dimenticarsi in fretta) vi rimandiamo a questa lista nera. Ne parliamo perchè ieri ed oggi su tutte le prime pagine delle più grandi testate giornalistiche europee e americane campeggiava una notizia incredibile, una storia da guerra fredda, di cui in Italia si è saputo poco o niente. Una notizia riguardante un attivista del movimento LGBT russo che è stato letteralmente rapito, drogato e minacciato dai servizi segreti per 48 ore pur di convincerlo a ritirare le denunce per violazione dei diritti umani alla Corte Europea. Come sappiamo questa storia? perchè Nikolai Alekseev, il protagonista di questa vicenda e organizzatore del Gay Pride a Mosca,  intimato a non proferire parola, appena è stato restituito al mondo civile ha deciso di portare il messaggio.

Ora, quest’uomo sa cosa sta rischiando, come lo sapeva Harvey Milk, come lo sapeva Rosa Parks quando decideva di sedersi ad un posto per lei vietato sull’autobus. Questi sono coloro che sono consapevoli ed entrano nel mito ma il nostro pensiero va anche a quelli che affrontano questo destino inconsapevoli della grandezza delle loro scelte, come la transessuale che vuole essere sè stessa ma anche lavorare dignitosamente e per questo paga un caro prezzo. Sono tutti testimoni, sono tutti martiri, e portano sulle spalle i grandi cambiamenti del mondo.

Se ordunque è vero che quella di farsi martiri non è una richiesta da avanzare a nessuno, è anche vero che non provocare quel cambiamento di cui il martire si fa Gavroche equivale a sacrificarlo una seconda volta ma in questo caso sull’altare del nulla.

Per quanto ci dichiariamo “civilizzati”,  sappiamo che come sempre le nostre idee chiedono sangue e immancabilmente ci sarà qualcuno che ne versa, quasi sempre non noi.  Dunque il punto è solo questo: quanto di questo sangue deve ancora andare versato non all’idea ma prima ancora alla nostra ignavia?  Possiamo, dobbiamo, vogliamo permettercelo?

Legge contro l’omofobia e transfobia: Onorevoli, un po’ di coraggio, servono strumenti efficaci e non palliativi

settembre 17, 2010 Lascia un commento

Mercoledì mattina la commissione giustizia della camera ha ricominciato la discussione in merito ad un legge contro l’omofobia e la transfobia.

Ricordiamo che i numerosi casi di aggressioni ai danni di gay lesbiche e trans, l’inottemperanza ai trattati internazionali, da ultimo la carta di Nizza, impongono al legislatore l’urgenza di un intervento legislativo volto a stroncare una pratica violenta e diffusa che colpisce quotidianamente le persone lgbt.

Le proposte in discussione sono due, quella dell’on. Soro e quella dell’on. Di Pietro.

La proposta dell’Italia dei valori rispecchia completamente le nostre richieste, prevedendo l’estensione della legge Mancino ai reati di odio conto la nostra comunità e intervenendo in modo deciso contro le cause che provocano tali atti anziché solo sugli effetti degli stessi.

Sconcertante la proposta a firma Soro (PD).

Oltre che per la timidezza della proposta che ben poco serve ad una protezione efficace dalle aggressioni (l’intera proposta si riduce all’introduzione di una aggravante generica), non possiamo non rilevare la scelta del PD di escludere volutamente dalle già magre tutele i reati contro l’onore,ovvero tutta quella serie di fattispecie di reato, dall’ingiuria alla diffamazione che colpiscono ed intaccano la dignità ed il valore sociale delle persone. In pratica è come dire che l’onorabilità delle persone lesbiche,transessuali e gay vale meno di quella di qualunque altra persona. Si tratta di una discriminazione particolarmente odiosa e oltraggiosa che offende i circa 2 milioni di cittadini italiani glbt. Quale motivazione può mai giustificare una simile esclusione?

Ci sembra di essere tornati agli anni 60 quando il movimento si affrancava dalla condizione di vergogna e clandestinità e rivendicava la propria visibilità e la propria dignità.

Abbiamo il timore di essere di fronte all’ennesimo provvedimento inefficace e sottolineiamo con preoccupazione il pericolo che la proposta di legge del PD possa essere adottata come testo base.

Siamo certi che l’on. Paola Concia, alla quale va la nostra stima e fiducia, unica lesbica dichiarata in parlamento e relatrice in commissione saprà scongiurare il pericolo che la proposta di legge del suo partito possa essere adottata come testo base. Chiediamo di essere ascoltati e di dar voce alle associazioni lgbt italiane.

Monitoreremo i lavori della commissione e siamo pronti a scendere in piazza per difendere la dignità della nostra comunità.

E’ avvilente constatare come nel resto del mondo e oramai in quasi tutta Europa l’agenda parlamentare preveda discussioni sul matrimonio, quando in Italia, si discute ancora di dignità. Non ci stancheremo mai di affermare che un’efficace lotta contro i reati omofobici deve prevedere l’abbattimento di ogni discriminazione e l’affermazione de facto dell’uguaglianza formale di tutti i cittadini di fronte alla legge. Ciò significa una seria legge per l’accesso al lavoro delle persone trans, il matrimonio civile, l’accesso all’adozione e alla procreazione medicalmente assistita per le persone e le famiglie omosessuali.

Rita De Santis Presidente nazionale AGEDO

Giuseppina La Delfa Presidente nazionale Famiglie Arcobaleno

Paolo Patanè Presidente nazionale Arcigay

Francesca Polo Presidente nazionale Arcilesbica

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Dal forum> Metterci la faccia

settembre 15, 2010 Lascia un commento

Ndr: il seguente brano è stato estrapolato col consenso dell’autrice dal nostro forum ed era in risposta ad una utente che manifestava la propria disponibilità a prendere parte ad una manifestazione purché non inquadrata in foto, filmini etc.; troviamo interessante proporvelo perchè analizza in maniera problematica la questione della privacy, durante queste occasioni e in seguito sui social network,  che in molti si pongono.

Di legge sulla privacy si è iniziato a parlare in Italia negli anni ’90, soprattutto in relazione al trattamento dei dati personali (es. quelli anagrafici).
Per le immagini la questione è più controversa (se uno ti fotografa per strada perchè sei dietro alla fidanzata in posa non è che puoi farci molto, poi non è detto che alla faccia si associ un nome, il tizio teoricamente è libero di fare ciò che vuole di quella foto).
Nel caso di manifestazioni pubbliche la questione si complica ulteriormente: un giornalista il cui lavoro è raccontare una manifestazione non può che farlo attraverso le voci e i volti di chi vi prende parte, sono loro la “causa”, perchè la causa di suo non ha voce e non ha faccia da mostrare al pubblico…al massimo se raccoglie commenti non mette il nome ma le iniziali di una persona, se pubblica foto non tagga i presenti uno ad uno…ciò non toglie che chi prende parte a una manifestazione accettara la possibillità di essere identificato da chi guarda con la stessa (d’antronde se non vuole averci niente a che fare perchè cavolo è lì?).
Ovviamente ci sono vari modi di dare adesione attirando più o meno l’attenzione (c’è chi sta più defilato, chi si mette in posa davanti alla prima telecamera che riesce a scovare), ma il “rischio” è insito nella natura dell’evento. Non ci si può fare nulla. Al massimo si fa una valutazione dei pro e dei contra e si sceglie liberamente se farla o no una cosa.
Non si crede nelle cose senza essere disposti a soffrire per esse.
C’è chi è morto manifestando il proprio pensiero. E non se ne vergognava.

La questione privacy è moderna? Sono i social network ad aver “creato il problema”? Io penso che abbiano dato semplicemente più risonanza a qualcosa di pre-esistente.
Foto (e quando non c’erano loro c’era il passaparola) di eventi e chiacchiere su chi c’era e chi no sono sempre esistite:

1) simpatiche suffragette (nella migliore delle ipotesi additate come “poco di buono” a destra e a manca. Grazie a loro oggi votiamo)

2)manifestanti anti-fascisti (è superfluo dire che i fascisti non erano amanti delle critiche costruttive)

 3)manifestanti contro la guerra in Vietnam (quanti di questi capelloni, non figli di gente ricca, avranno trovato datori di lavoro ad attenderli a braccia aperte?)

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4)studenti durante il ’68, pacifisti, difensori di una cultura accessibile a tutti.

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Per chi pensa che essere immortalati dietro uno striscione è innocuo e non può avere conseguenze più nefaste nell’essere immortalata con le labbra incollate a quelle di una donzella (possibilmente avvenente), riporto la storia della ragazza della foto di sopra, Caroline de Bendern: praticamente era alla manifestazione per caso, non era un’attivista, faceva la modella, dopo che la foto è stata pubblicata sui giornali ha perso il lavoro e il nonno ricco l’ha diseredata (ecco una recente intervista  qui )
Se queste conseguenze le ha accettate lei che neppure ci credeva al 100%, possiamo farlo noi? Ci crediamo al 100%? Questo è il problema…(by Amleto).

DIRITTI CIVILI: UNA NUOVA FORZA DELLA NATURA

maggio 27, 2010 Lascia un commento

Comunicato Stampa del Comitato Napoli Pride 2010

Il Comitato Napoli Pride ritiene che le donne e gli uomini di Forza Nuova abbiano le idee un po’ confuse o limitate in termini di emarginazione, vita, famiglia e tutela.

Forza Nuova, forse, non si è ancora resa conto che la comunità LGBTQ non si batte più per avere la libertà di fare quello che le pare nelle proprie camere da letto. Su questo nessuno, per fortuna, nemmeno gli eterosessuali, ha ormai bisogno dell’autorizzazione di chicchessia.

Le nostre battaglie “alla luce del sole” non hanno come obiettivo né la spettacolarizzazione, né l’esibizione, ma la rivendicazione di diritti negati a tanti/e cittadini/e di questo paese.
Ci riferiamo alla tutela delle coppie e delle loro relazioni d’amore e di affetto, riguardano la tutela delle centinaia di migliaia di figli e figlie di gay e lesbiche che vivono insieme ai vostri figli e frequentano le stesse scuole.
Cari amici, la FAMIGLIA è suprema anche per noi: quella da cui veniamo, quella che creiamo con i nostri partner e quella che costruiamo con i nostri figli, perché omosessualità non è mai stato sinonimo di sterilità.

Ah, questa natura! Sventolata come una bandiera ogni volta che si parla di gay, di lesbiche o di trans, come se l’umanità, ipostatizzata in una dimensione primitiva, vivesse ancora nelle caverne.
La società umana, invece, si è naturalmente e culturalmente rinnovata ed evoluta, del resto l’estensione dei diritti civili è sempre il frutto di un’istanza di progresso. Noi oggi vogliamo rappresentare tale istanza con i nostri genitori, i nostri figli, i nostri corpi, le nostre voci, le nostre VITE.

Coloro che sceglieranno di essere al fianco della comunità LGBT, avranno certamente dato un contributo significativo per costruire un mondo naturalmente inclusivo dove ognuno può vivere sereno, con gli stessi diritti e gli stessi doveri di chiunque. Il patrocinio e il sostegno delle amministrazioni regionali e comunali, difatti, costituiscono un preciso e apprezzabile atto politico che attesta, all’indomani della sentenza della Corte Costituzionale n. 138/2010, come i diritti dei gay e delle lesbiche non siano più rinviabili.
Pertanto, si chiede e si auspica la collaborazione di chiunque vorrà condividere questa posizione, affinché le nostre ragioni possano essere esposte con maggiore evidenza.

Forza Nuova attacca il Gay Pride

maggio 26, 2010 Lascia un commento

A loro,  sia ben chiaro,  “non interessa cosa fanno gli italiani nella loro camera da letto”.

Esordisce così la dichiarazione di Forza Nuova Napoli a firma del suo segretario provinciale Riccardo Cafaro, in perfetto stile “don’t ask, don’t tell” .

Non staremo a riportare il resto del brano, che potete trovare e commentare qui: ovviamente si ritiene la manifestazione lesiva dei valori di VITA e FAMIGLIA ( il maiuscolo è citato)  “intesa come unione naturale, l’unica possibile, tra un uomo e una donna”, cui consegue  “l’ovvio rifiuto del matrimonio e delle adozioni gay”.

Vorremmo invitare Cafaro a vedere un po’ di più Quark perchè sipossa rendere conto che le unioni omosessuali sono presenti eccome in natura, oppure vorremmo fargli notare come spesso nella sua tradizionalissima FAMIGLIA (quella dei manifesti nel tesseramento) papà e mammà fanno spesso pagare con la VITA l’omosessualità alla loro creatura.

La dichiarazione va poi a impelagarsi in cliché di una banalità disarmante:  il Pride è un costo per la città ospitante... quando porta una quantita di risorse in turismo, servizi ed eventi culturali che ripaga il triplo della spesa (ed è per questo che i comuni intelligenti non esitano un secondo a darvi il patrocinio) oppure, ancora, i gay in TV godono di ampi spazi, quando mai sono discriminati… ma i personaggi gay sono sempre più spesso utilizzati come i fenomeni da baraccone del circo mediatico e non veramente ascoltati nelle loro esigenze: la discriminazione è nella vita di tutti i giorni,  si accanisce sulla così detta “gente comune”.

Quelli appena citati non sono che esempi elementari di discriminazione moderna, “aversiva”. E’ in queste circostanze e di fronte a tali dichiarazioni che il motto del nostro pride acquista un valore luminoso: ALLA LUCE DEL SOLE.  E’ così che bisogna combattere per i propri diritti di cittadinanza, marciando sul pregiudizio, sull’ignoranza, sull’ipocrita manifestazione d’intenti “civili”,  sull’oscurantismo da medioevo dei diritti che ci vuole ancora streghe, nascoste nelle nostre case a perpetrare i nostri oscuri riti sessuali.

Ed è alla luce del sole che marceremo: lesbiche, orgogliose, antifasciste!

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